Droni per la cura dei giardini e per il settore agricolo

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Tra i settori economici in cui i droni vengono e verranno usati sempre più di frequente c’è di sicuro quello agricolo. Questi dispositivi, infatti, sono indispensabili per eseguire rilievi e fornire informazioni di grande valore. In particolare, mettono a disposizione dati che prima non potevano essere rilevati o conosciuti, o che comunque potevano essere raccolti con una spesa molto più consistente. Chiaramente l’evoluzione tecnologica non riguarda solo i droni in sé in quanto mezzi in grado di spostarsi in alto, ma soprattutto i sensori, da cui dipende l’efficacia dei rilievi a distanza.

Il futuro dei droni in ambito agricolo

In futuro nel settore agricolo i droni potrebbero costare sempre di meno e diventare sempre più efficienti, risultando competitivi nel confronto con i mezzi terrestri. Per il momento non è ancora così, nel senso che nella maggior parte dei casi le informazioni che vengono recuperate a terra hanno un costo fino a 6 volte più basso rispetto a quelle che vengono messe a disposizione dai droni. Parliamo, in sostanza, dei trattori, che devono attraversare tutta la superficie per svolgere le varie operazioni: il che implica che il costo dei sensori e del loro trasporto viene in un certo senso già assorbito.

I sensori

I sensori che al giorno d’oggi possono essere sfruttati in agricoltura da centinaia o migliaia di metri di distanza da terra sono ancora pochi. Tutti, inoltre, possono essere ricondotti a letture della riflettanza di specifiche lunghezze d’onda dei raggi del sole. Ci sono sensori che permettono di misurare poche lunghezze d’onda selezionate, mentre in altri casi si possono misurare le lunghezze d’onda del visibile; degni di nota sono i sensori multispettrali, che operano su spettri fuori dal visibile. Il solo sensore che viene applicato in modo diffuso in agricoltura in questo momento è l’NDVI, che prende in esame il rapporto tra la riflettanza e la radiazione incidente di alcune lunghezze d’onda: in termini più semplice, il rapporto tra le onde elettromagnetiche che la coltura riflette e i raggi del sole di lunghezze d’onda vicino agli infrarossi.

La distribuzione di prodotti chimici

Un altro potenziale utilizzo dei droni in agricoltura ha a che fare con la distribuzione dei prodotti chimici. I droni permettono di effettuare un trattamento per una superficie intera, e si rivelano utili soprattutto nel caso in cui il passaggio dei trattori sui campi sia reso proibitivo o comunque sconsigliato da particolari eventi meteo o dalle piogge. Ma è sufficiente pensare alla viticoltura eroica e a tutti gli altri casi di coltivazioni su terreni alquanto scoscesi per comprende quanto sia apprezzabile il ricorso ai dispositivi volanti.

Pro e contro dei droni

Ovviamente è necessario tener presente anche i limiti per il momento caratterizzano i droni: non solo per la loro ridotta autonomia, ma soprattutto per la capacità di trasporto ancora modesta. In media, in una giornata di lavoro possono essere trattati fino a 5 ettari di vigneto, ipotizzando di avere a che fare con droni dotati di serbatoi di almeno 3 litri di capacità. Tuttavia la normativa attuale proibisce la distribuzione di fitofarmaci con i droni, a meno che non vengano concesse a livello regionale delle autorizzazioni in deroga, che però sono previste solo per casi specifici.

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